George Apostolakis: I fondi europei non sono neutrali: quando il denaro mette alla prova la coscienza della Chiesa.

Dopo la (corretta) posizione del Santo Sinodo della Gerarchia della Chiesa di Grecia “sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e sulla genitorialità tra persone dello stesso sesso”, a seguito della recente decisione del Consiglio di Stato che ha ritenuto costituzionale la Legge 5089/2024, desidero presentare di seguito le mie riflessioni e osservazioni, con tutto il dovuto rispetto per la grande missione e il contributo delle istituzioni ecclesiastiche ortodosse.

Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di istituzioni ecclesiastiche e monasteri, sia all’interno che all’esterno del Monte Athos, sono stati inclusi nei programmi di finanziamento europei: NSR, Fondo per la ripresa, progetti di restauro, infrastrutture, iniziative culturali. In apparenza, tutto sembra positivo. Chi potrebbe essere contrario al rafforzamento della tradizione?

Eppure, la questione non è economica. È spirituale.

1.- I termini che non sono visibili, ma sono vincolanti

Tutti i finanziamenti europei sono accompagnati da impegni chiari: rispetto dei “diritti fondamentali”, politiche di “non discriminazione” e promozione dell'”inclusione”.

Nei contratti di finanziamento stipulati tramite  il NSRF 2021-2027  e il Fondo per la ripresa e la resilienza (Grecia 2.0), di solito non è presente alcuna clausola specifica che imponga all’ente giuridico ecclesiastico o al monastero, situato all’interno o all’esterno del Monte Athos, l’obbligo di rispettare la “legislazione in materia di diritti LGBTQI”.

Tuttavia,  sono incluse clausole orizzontali rigorose che vincolano il soggetto finanziato al rispetto dei diritti fondamentali e ad evitare qualsiasi forma di discriminazione. Nello specifico, gli obblighi derivanti dalla firma dell’accordo di finanziamento includono:

          a) Conformità al principio di non discriminazione: qualsiasi investimento deve essere conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che vieta esplicitamente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

          b) Conformità alla legislazione sul lavoro : le imprese si impegnano a rispettare la Legge 4443/2016 e la Legge 3304/2005, che vietano la discriminazione in materia di impiego e lavoro, comprese quelle legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

          c) Promozione dell’uguaglianza: in molti programmi, in particolare nel  Fondo sociale europeo (FSE+), la promozione dell’uguaglianza e la lotta all’esclusione dei gruppi vulnerabili costituiscono un criterio di ammissibilità o di valutazione per la proposta.

          d) Dichiarazione programmatica sui diritti fondamentali : nell’ambito del nuovo Quadro strategico nazionale di riferimento (NSRF), la Grecia ha emanato una specifica dichiarazione programmatica che garantisce che tutti i progetti rispettino i diritti umani, compresi quelli della comunità LGBTI+.

          e)  Etichetta Diversità : Facoltativamente, attraverso la Legge 4837/2021, le imprese sono incoraggiate ad adottare politiche di inclusione, che spesso vengono valutate positivamente in specifici bandi di finanziamento.  

In conclusione, sebbene il termine “LGBTQI” possa non essere esplicitamente indicato nel testo di ogni contratto, la clausola generale di non discriminazione e rispetto dei diritti fondamentali si applica pienamente a questo specifico gruppo sociale e la sua violazione può comportare sanzioni o la restituzione dei finanziamenti. 

Vi ricordiamo che la religione e le credenze sono esplicitamente incluse tra le forme di discriminazione vietate dalla legislazione greca ed europea (Legge 4443/2016 e Direttiva 2000/78/CE).

Ciò significa che l’ente attuatore (la Chiesa, il Monastero o la Sacra Comunità) si impegna formalmente e sostanzialmente a non discriminare sulla base dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere, della religione o del credo nell’ambito del progetto (ad esempio, nell’assunzione di lavoratori, nella selezione di appaltatori).

Nello specifico per il Monte Athos, è noto che recenti progetti hanno approvato finanziamenti per oltre 100 milioni di euro per la riqualificazione di edifici, reti e porti. Questi contratti contengono la Dichiarazione di politica sui diritti fondamentali, che comprende anche i diritti della comunità LGBTQI+ nell’ambito della tutela generale dei diritti umani.

Tuttavia, va anche sottolineato positivamente lo status speciale del Monte Athos. Infatti, nonostante le clausole orizzontali dell’UE, il Monte Athos gode di deroghe speciali ai sensi dell’articolo 105 della Costituzione e del Trattato di adesione della Grecia all’UE (Dichiarazione congiunta n. 4). Ciò consente il mantenimento dell'”Avatos” (esclusione delle donne), che è considerata una legittima eccezione ai principi di parità di genere per ragioni di libertà religiosa e tradizione.

Sono state ripetutamente presentate interrogazioni al Parlamento europeo (ad esempio dall’eurodeputato Gianni Vattimo nel 2001) sostenendo che il divieto di ingresso per le donne viola il principio di uguaglianza e libera circolazione, soprattutto considerando che il Monte Athos riceve fondi dell’UE  per la sua manutenzione.

Tuttavia, la Commissione europea e i tribunali riconoscono lo status speciale del Monte Athos (sulla base della Dichiarazione congiunta n. 4 del Trattato di adesione della Grecia), considerando che l’Avatos è protetto per ragioni di libertà religiosa e tradizione, prevalendo sulle norme generali di non discriminazione basata sul genere. 

2. Conseguenze in caso di mancato rispetto

Questi termini non sono formali. Sono sostanziali. E la loro violazione comporta sanzioni, persino il rimborso del denaro.

Pertanto, nell’ambito dei programmi del NSRF e del Fondo per la ripresa, la violazione dei suddetti principi orizzontali (quali il rispetto dei diritti fondamentali e la non discriminazione) fa scattare un rigoroso meccanismo di controllo. Per i progetti ecclesiastici finanziati sia sul  Monte Athos che al di fuori di esso, le sanzioni previste in caso di reclamo o accertamento di una violazione sono le seguenti:

          a)  Rettifica finanziaria (rimborso) : Qualora venga dimostrato che il beneficiario (ad esempio un monastero) abbia violato i principi di non discriminazione durante l’attuazione del progetto (ad esempio nell’assunzione del personale o nell’assegnazione di contratti), l’Autorità di gestione può disporre il  rimborso totale o parziale  dei finanziamenti in quanto “indebitamente erogati”.

          b)  Sospensione dei finanziamenti : la Commissione europea ha il diritto di sospendere i pagamenti a uno specifico Stato membro o a uno specifico programma qualora ritenga che   non sia garantito il rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’UE (compresi i diritti delle persone LGBTQI+).

          c)  Esclusione da programmi futuri : una grave violazione dei termini del contratto può comportare l’esclusione temporanea o permanente dell’organizzazione da futuri bandi di finanziamento.

          d)  Sanzioni amministrative e penali : Oltre alle misure pecuniarie, se la discriminazione costituisce una violazione della legislazione sul lavoro (Legge 4443/2016), vengono imposte sanzioni pecuniarie all’Ispettorato  del lavoro o dall’Autorità per la trasparenza .

Ciò significa che ogni monastero o organizzazione ecclesiastica che aderisce a tali programmi non si limita a ricevere denaro, ma  accetta un quadro di riferimento.

3. Il punto critico: neutralità o direzione?

In teoria, questi termini vengono presentati come “neutri”: chi può essere contrario all’uguaglianza o alla non discriminazione?

In pratica, tuttavia, questi concetti non sono neutri. Fanno parte di uno specifico quadro ideologico e politico, che si forma a livello dell’Unione Europea e delle élite internazionali. E questo quadro non si limita a evitare le ingiustizie, ma tende a normalizzare determinate percezioni dell’uomo, del genere e della natura umana. Questo quadro è delimitato dal perseguimento di un’agenda, in questo caso l’agenda woke.

4.- Il silenzio

Il problema sta proprio qui, ed è profondo.

Quando un’istituzione ecclesiastica accetta questi termini, opera all’interno di questo quadro e adatta le proprie pratiche in modo da non entrare in conflitto con esso, allora, anche involontariamente, contribuisce  al graduale consolidamento di questo orientamento.

Non con le dichiarazioni, ma con la partecipazione. E la partecipazione, molte volte, è più potente della retorica.

5.- Il limite teologico

La Chiesa, e ancor più i monasteri, non sono organizzazioni semplici.

Non esistono per gestire progetti. Esistono per servire la verità. E la tradizione ortodossa è chiara sulle questioni fondamentali dell’antropologia e dell’etica.

Quando dunque vengono introdotti, anche indirettamente, schemi che equiparano ogni scelta sessuale, arrivando persino a normalizzare pratiche incompatibili con l’insegnamento della Chiesa, sorge una domanda cruciale: può un’istituzione spirituale partecipare a un simile quadro senza esserne alterata?

6.- Il grande errore: “la buona intenzione”

Si sente spesso dire: “Stiamo raccogliendo fondi per una buona causa”.

Ma la storia della Chiesa insegna qualcosa di diverso: un buon fine non santifica ogni mezzo. Al contrario, molte volte sono i mezzi a modificare il fine.

7.- La palese contraddizione

Mentre le istituzioni ecclesiastiche, il Santo Sinodo e il Monte Athos, proclamano pubblicamente (e giustamente) la loro opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla genitorialità omosessuale, difendendo l’antropologia ortodossa, si osserva un paradosso che non può essere ignorato.

Questi stessi enti ricorrono ai programmi di finanziamento europei, accettando contrattualmente un quadro che include la piena tutela di tali diritti.

La contraddizione è evidente. Da un lato si proclama una verità teologica, dall’altro si aderisce a un quadro normativo differente.

8. Non è ignoranza, è una scelta

Non si può più sostenere seriamente che ciò avvenga per ignoranza.

I termini sono noti. Gli impegni sono chiari. Le conseguenze sono specifiche.

La domanda, quindi, è diretta: questa accettazione avviene consapevolmente? E se sì, allora il problema non è amministrativo, bensì spirituale e morale.

9.- Il sottile confine dell’ipocrisia

Quando qualcuno proclama qualcosa come verità, ma in pratica accetta schemi che la negano o la minano, non ci troviamo di fronte a una semplice contraddizione. Stiamo assistendo a una ritirata.

E in alcuni casi, ci troviamo di fronte a qualcosa di ancora più grave: una forma di ipocrisia istituzionale. Perché non si può confessare la verità a parole e rinnegarla con le firme.

10.- La trappola del denaro

Il denaro non è neutrale. Porta con sé condizioni, prerequisiti e direttive.

E quando questi principi vengono accettati senza discriminazioni, allora inizia un cambiamento lento ma reale. Non necessariamente nell’insegnamento, ma nell’atteggiamento, nel silenzio, nella tolleranza.

11.- Un risveglio necessario

I monasteri e le istituzioni ecclesiastiche devono essere particolarmente cauti di fronte a queste scelte. Non per paura, ma per senso di missione.

Perché se si perde la capacità di discernimento, si può facilmente perdere anche la moderazione. Il denaro non dovrebbe mai farci dimenticare Chi serviamo.

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