Venerdì 3 aprile l’Ade è stato amareggiato
I fedeli ortodossi che avevano “inondato”occupato” la Sacra Chiesa dei Santi Apostoli hanno cantato per circa 2 ore e gridato slogan, annullando l’evento programmato “Tenebrae – Voce nel buio”, definito blasfemo e demoniaco.
L’oscurità è stata dissolta dalla luce degli inni bizantini. Insieme all’oscurità, sono stati umiliati anche gli organizzatori di questo oscuro evento, a partire purtroppo dal pastore di Salonicco, Mons. Filoteo.
Le persone “civili” intervenute al concerto, portato dal Comune e dalla Metropoli, hanno aggredito, spintonato e schernito i fedeli, e in un caso hanno persino sputato a una donna credente. Uno di loro ha acceso provocatoriamente una sigaretta davanti alla Porta Bella (l’ingresso centrale dell’iconostasi), ma fortunatamente si è poi diretto verso l’esterno.
«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?» (Romani 8,35)
Buona Settimana Santa e buona Resurrezione a tutti noi!
Un commento del blog:
Gli ospiti del Metropolita di Salonicco scacciano gli ortodossi dalla Casa del Padre. Il cattivo pastore ha invitato i lupi nella Casa di Dio per renderla un covo di ladri.
«Il mercenario invece, che non è pastore e al quale non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo le rapisce e le disperde.»
I lupi “acculturati” e “civili”, che si sono recati nella Sacra Chiesa per ascoltare – dicono loro – la tradizione mistica medievale e il primo barocco, pretendono che gli ortodossi che cantano se ne vadano. Gridano loro: «andatevene», «rispettate il luogo», «non vi vergognate?».
Che confusione! Si è ribaltato il mondo (letteralmente: i piedi hanno iniziato a colpire la testa). Una grande tribolazione attende questo popolo che ha smarrito la verità. Il pastore mercenario non ha ascoltato il comando:
«Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano l’oscurità in luce e la luce in oscurità, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro».




